Un esempio di consulenza numismatica - perizia: il follis di Aurelius Valerius Valens della zecca di Alessandria - Perito Numismatico

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Un esempio di consulenza numismatica - perizia: il follis di Aurelius Valerius Valens della zecca di Alessandria

Le attività
Ho esaminato la moneta di grande rarità, di cui qui sono presenti le immagini del dritto e del rovescio, dell’imperatore Aurelius Valerius Valens, follis della zecca di Alessandria in bronzo con diametro massimo di mm 21,98, peso di gr. 2,77 il rovescio è a medaglia con leggero angolo a ore 1,00. L’apparente conservazione dell’esemplare è migliore di “bellissima”.

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Il diritto della moneta riporta la leggenda: IMP C AVR VAL VALENS P F AVG e la testa laureata di Valens a destra.
Nel rovescio è riporta la leggenda: IOVI CONSER-VATORI AVGG; nel campo a sinistra K, a destra in verticale Ω, X, e A, all’esergo ALE. Giove niceforo stante a sinistra tiene con la mano destra un globo sormontato dalla Vittoria ed un lungo scettro con la sinistra; ai suoi piedi un uccello con un lungo collo.
I riferimenti bibliografici confrontabili con questo esemplare sono: H.Cohen [1], 2 (con valutazione di Fr. 500) e R.I.C. [2], 19.
La sostanziale differenza tra l’esemplare in questione ed il tipo riportato dalla bibliografia è il volatile presente nella raffigurazione del rovescio che risulta essere un aquila con una corona nel becco ed una corona di alloro nel campo a destra.
La moneta proviene dalla ditta francese CGB, 36, rue Vivienne, Parigi che l’ha posta in asta in una vendita all’asta n.59 del 19 giugno 2013 al lotto 436. Nel catalogo dell’asta è possibile apprendere che l’esemplare proviene dalla collezione del dott. Thierry de Craeker.
L’esemplare presenta un ampio flan ed un tondello relativamente sottile e di forma sostanzialmente regolare, la coniazione è ben centrata sia al dritto che al rovescio.   La testa dell’imperatore appare particolarmente rilevata e tutta la moneta risulta perfettamente leggibile; la patina è verde con almeno due differenti toni di colore ed alcune concrezioni; appare granulosa con la presenza di alcune piccole mancanze dove è visibile il metallo vivo di colore sostanzialmente rosso.
Quella di Aurelius Valerius Valens è una figura dai contorni poco definiti: le sue origini sono sconosciute, così come l’anno e il luogo della sua nascita.
Di lui si sa soltanto che probabilmente fu Dux Limitis nella provincia della Dacia. Salì agli onori della cronaca nel dicembre del 316 d.C. quando l’Augusto per la parte orientale dell’Impero, Licinio, lo nomina collega nell’Impero.
Fu questo, un chiaro segnale di opposizione di Licinio nei confronti dell’Augusto d’Occidente Costantino I, che con questa nomina non veniva più riconosciuto come legittimo imperatore.
La conseguenza di questa provocazione non poteva che essere lo scontro armato.   La battaglia decisiva avvenne il 1 marzo 317 d.C. nei pressi di Mardia, identificata con l’odierna Harmanli in Bulgaria. L’esercito guidato da Valens e Licinio si scontrò con le truppe comandate da Costantino che ebbero la meglio. Il giorno stesso venne firmata la pace a chiaro discapito di Licinio; questa prevedeva la cessione dell’Illirico a Costantino e l’esecuzione di Aurelius Valerius Valens che fu prontamente eseguita.
Le monete conosciute coniate a nome di Aurelius Valerius Valens risultano essere state coniate soltanto in due zecche dell’impero, Alessandria e Cizico con la stessa titolatura della leggenda del dritto e la stessa raffigurazione del rovescio.
Ad un attento esame il follis a nome di Aurelius Valerius Valens è risultato essere, a mio parere, una moderna imitazione del tipo a nome dell’imperatore coniato ad Alessandria, per una lunga serie di considerazioni qui di seguito riportate.

Lo stile

Il tipo di follis in esame è stato emesso da Aurelius Valerius Valens, tra il 316 e il 317 d.C. dalla zecca di Alessandria, e coniato nella prima officina della zecca, nominata “A” sulla moneta. Confrontando questo esemplare con i follis emessi nella stessa zecca e nella stessa officina a nome dell’imperatore Licinio e dallo stesso Valens, appare evidente come lo stile della moneta in questione si discosti notevolmente.
Prendendo in esame il dritto della moneta, la legenda appare essere completamente diversa rispetto agli esemplari conosciuti per questo tipo. Infatti una caratteristica costante nei follis alessandrini del periodo (sia a nome di Valens che di Licinio I) la si ritrova nella parte iniziale della legenda, IMP. La P tende ad essere di dimensioni superiori rispetto alle precedenti I ed M, mentre nell’esemplare periziato la M è più larga di quanto dovrebbe essere e la I e la P sono di pari dimensioni, peculiarità non presente in altri esemplari.
Nelle tipiche leggende di monete alessandrine non si notano spazi tra i vari nomi, titoli e cariche dell’imperatore e tutte le lettere che le formano hanno un aspetto uniforme. Al contrario, nell’esemplare studiato notiamo un anomalo spazio nella porzione di legenda AVR (che diventa A VR) del tutto immotivato poiché interrompe uno dei nomi dell’imperatore.
Una generale incongruenza stilistica è osservata anche per il resto delle lettere. Se prendiamo in considerazione il ritratto, le differenze con i follis alessandrini si fanno ancora più marcate. Il volto non possiede le caratteristiche tipiche che permetterebbero all’istante di ricondurlo alla zecca di questa città: lo stile dell’occhio risulta diverso, la mascella possiede un profilo piuttosto squadrato anziché leggermente ovale. I lacci della corona dietro il capo dell’imperatore, terminano formando una piccola curva, mentre in tutti i follis di Alessandria questi cadono paralleli al collo dell’imperatore.
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Un esemplare originale dello stesso tipo coniato ad Alessandria nell’officina “A” [3]

Esaminando poi il rovescio ci si trova davanti ad uno stile che nulla ha a che vedere con le monete alessandrine: anche per il rovescio valgono le stesse considerazioni già fatte per il dritto; le lettere nel campo risultano più piccole ed incerte e la figura di Giove è massiccia, mentre nella maggior parte delle monete di Valens appare con un corpo ben più snello. Sempre analizzando Giove niceforo, lo stile della sua testa appare difforme da quello degli altri esemplari conosciuti: colpisce in particolar modo l’occhio, la cui foggia non risulta riscontrata in nessuna moneta coeva, essendo realizzato con un punto rialzato in una depressione del viso.

Il metallo e la tecnica di coniazione

L’esemplare risulta realizzato per coniazione. In alcuni punti della moneta sono presenti zone di corrosione che mostrano il metallo al di sotto della patina. Un’attenta osservazione delle sue caratteristiche suscita perplessità, soprattutto sul colore, che appare rosso, come se si trattasse di rame, caratteristica non riscontrata nei follis del periodo che sono generalmente di bronzo, cioè in una lega molto usata in Egitto formata di rame e stagno. Probabilmente il falsario, facendo affiorare il rosso del rame del metallo, voleva imitare le caratteristiche concrezioni saline rossastre: la cuprite.
Il tondello di questa moneta possiede bordi “frastagliati” e questa particolarità non è frequente per le monete emesse in quegli anni in tutte le zecche dell’impero. Inoltre, pur possedendo per lo più alti e definiti rilievi, la moneta non possiede le caratteristiche che farebbero pensare ad una moneta coniata per mezzo di conii antichi; a mero esempio la leggera concavità del rovescio (realizzato con il conio del martello), che è assolutamente mancante nell’esemplare esaminato.

Errori evidenti

Le sostanziali differenze tra l’esemplare oggetto di perizia ed il corrispondente tipo, riportato della bibliografia, che possono essere considerate veri e propri errori di copiatura del falsario sono la presenza nella raffigurazione del rovescio di un volatile con un lungo collo al posto dell’aquila con una corona nel becco e nel campo, a destra un’Ω al posto di una corona di alloro.

Il confronto con un esemplare falso moderno

Un’ulteriore prova della falsità dell’esemplare in questione è data dalla conoscenza di un altro follis di Valens, certamente non autentico di cui abbiamo a disposizione una immagine che qui alleghiamo e che è facilmente verificabile provenire dagli stessi conii falsari.
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Falso di un follis di Valens venduto sulla piattaforma eBay [4]

Le differenze tra i due esemplari, seppur presenti, non sono dovute all’uso di conii differenti.
Sono presenti nei due esemplari le distanze tra le lettere della leggenda del dritto come sopra riportato, la forma dei lacci della corona è uguale tra i due esemplari ed anche la forma dell’occhio di Giove, nella raffigurazione del rovescio è identica, stessa è anche la forma del volatile del rovescio ed entrambi gli esemplari presentano la lettera Ω al posto della corona di alloro anche se nell’esemplare di confronto tale lettera è intaccata da una corrosione.

Conclusioni

Alla luce delle evidenti differenze stilistiche dell’esemplare analizzato con un’altra qualsiasi moneta coniata nella zecca di Alessandria negli anni 316-317 d.C., in considerazione delle differenze nel metallo utilizzato, nel tondello, nella tecnica di coniazione, alla presenza di false corrosioni e di evidenti errori nei conii falsari e delle coincidenze con un altro esemplare già giudicato falso, l’esemplare appare essere un falso coniato in tempi moderni.
Lo scopo della produzione di questo esemplare, certamente realizzato dalla stessa “mano” che ha prodotto il falso confrontato, è chiaramente quello di frodare il mercato antiquario.

Roma, lì 31 luglio 2013

Umberto Moruzzi

Fabio Scatolini

Note bibliografiche

[1] Description historique des monnaies frappées sous l’Empire Romain, Paris 1880-1892, 8 voll.
[2] H. Mattingly- E.A. Sydenham- R.A.G. Carson ed., The Roman Imperial Coinage, London 1923-1994, 10 voll.
[3] Classical Numismatic Group, Mail Bid Sale 75 del 23 maggio 2007, lotto 1135.
[4] Esemplare riportato nella banca dati ForgeryNetwork.com proveniente da una vendita su eBay da parte del venditore ancientauctionhouse.com

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