Il segreto della 500 lire una storia italiana - Parte 1 - Perito Numismatico

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Il segreto della 500 lire una storia italiana - Parte 1

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Come per le cose che utilizziamo abitualmente che non suscitano più la nostra curiosità, così accade anche per le monete che ci risultano familiari, forse perché ci sembrano già del tutto note.
Ma non sempre è così e nello specifico non è cosi per la moneta da cinquecento lire emessa ben 56 anni fa, quella che normalmente chiamiamo “Caravelle”.

Prima di parlare diffusamente di questa moneta è importante inserirla nel contesto storico in cui è nata.
La maggior crescita del sistema economico italiano si ha nel 1958 e dura per almeno cinque anni; questa si basò sulla rapida trasformazione dell’assetto economico del paese, in particolare con lo spostamento della forza lavoro dall’agricoltura all’industria e portò al passaggio da un'economia chiusa ad una più legata ai mercati europei, dove le esportazioni divennero prevalenti, crescendo notevolmente anche grazie ai Trattati di Roma del 1957 sulla liberalizzazione dei mercati CEE.
L’industria italiana divenne il settore trainante del paese, mentre l’agricoltura sensibilmente arretrava.
Domenico Modugno
Alcuni indicatori possono bene evidenziare quello che fu chiamato il "miracolo economico". Il PIL, il prodotto interno lordo, che oggi tristemente langue, raggiunse in quegli anni la media del 6,3%, percentuale mai più raggiunta sino ad oggi dal nostro paese; inoltre, nel medesimo periodo, la produzione industriale risultò più che raddoppiata, con in testa l’industria metalmeccanica.
Anche il reddito pro capite italiano quasi raddoppiò in un decennio, passando dai 577 dollari del 1952 ai 970 nel 1963 e la disoccupazione scese sotto il 3% nel 1962, raggiungendo quella che tecnicamente si dice “piena occupazione”.
In questo momento storico Giuseppe Medici, Ministro del Tesoro dal 16 febbraio del 1956 al 1 luglio 1958 [1], sotto i governi Segni e Zoli, volle fortemente una nuova moneta metallica da aggiungere a quelle già circolanti, di alto valore nominale ed in metallo prezioso, quale simbolo della ritrovata stabilità della lira.
Utilizzando semplicemente i coefficienti di rivalutazione dell'ISTAT, 500 lire nel 1958 equivarrebbero oggi a circa 7 euro.
La settimana INCOM, il cinegiornale dell’epoca, il primo maggio del 1958 dedicò uno speciale alla nuova moneta, di cui era stato pubblicato il decreto di emissione il 28 aprile; fu definita lo "scudo sicuro a difesa della stabilità della Lira".
Si trattava della 500 lire, coniata in argento con titolo di 835 millesimi, diametro di 29,5 millimetri e peso di 11 grammi; entrò in circolazione il 28 agosto successivo.
Per la circolazione dal 1958 al 1967 ne furono coniate 97.840.000 esemplari.
A seguire ho riportato le tirature della moneta prodotte nei vari anni:

1958:  24.240.000
1959:  19.360.000
1960:  24.080.000
1961:    6.560.000
1964:    4.880.000
1965:    3.120.000
1966:  13.120.000
1967:    2.480.000

La moneta fu ancora prodotta per le serie per numismatici dal 1968 al 1970 per poi riprendere ininterrottamente nel 1980, fino all’uscita di scena della lira nel 2001, ed in alcuni anni anche nella versione fondo specchio, che tanto la valorizza.

Ma la creazione e l'emissione della più bella moneta della Repubblica Italiana fu lunga e travagliata.

Il progetto del Ministero, affidato come d'uso alla Zecca di Roma, fu preso in carico dal suo capo incisore dell'epoca, Pietro Giampaoli.
Pietro Giampaoli
Friulano, nato nel 1898 e spentosi a Roma, sua città di adozione nel centenario della nascita, fu il più grande incisore e medaglista italiano del dopoguerra e per lunghi anni, dal 1936 al 1963, capo incisore della zecca.
Unitamente ad una eccezionale produzione medaglistica, suoi sono stati, insieme al Romagnoli, i conii di gran parte delle prime monete repubblicane.
La storia di questa moneta si può ripercorrere visitando il Museo di Buja, città natale dell'incisore (precisamente nacque a
Urbignacco) nella provincia di Udine, ed il Museo della Zecca, dove ancora si conservano i progetti che hanno portato alla realizzazione di questo gioiello numismatico.
Il primo museo conserva ed espone una donazione della famiglia Giampaoli dove spiccano i ritratti dedicati alla moglie dell'incisore, Letizia Savonitto, ed ai suoi cinque figli. Vi sono esposti anche alcuni modelli in gesso del grande incisore che aiutano a comprendere il percorso che ha portato alla nascita della famosa moneta.
Il secondo, ubicato all'interno del palazzo del Ministero dell'Economia a Roma, in via XX Settembre, conserva, tra l'altro, una ampia serie di progetti tra cui alcuni relativi alla 500 lire.
Per giungere alla realizzazione della moneta, l'autore produsse diverse monete di studio per verificare l'efficacia delle immagini, la compatibilità di queste con la produzione e con la lega metallica prevista.
Si trattò di una vera e propria progettazione tecnico-artistica.
La moneta fu realizzata in qualche modo come può nascere un’altra opera d’arte, passando attraverso una fase sperimentale ed embrionale, senza l'utilizzo del computer. I progetti che portarono alla realizzazione, e che ora analizzeremo nel dettaglio, sono i documenti che ripercorrono le varie fasi del lavoro e le varie ipotesi messe in campo prima di giungere alla moneta definitiva.
Esaminando con attenzione i progetti conservati nel Museo della Zecca possiamo capire come man mano la moneta prese forma.
Giampaoli ricoprì con grande impegno il lavoro affidatogli e realizzò un gran numero di progetti, tutti a lui ascrivibili, anche nei casi in cui non è presente la sua firma, poichè è riconoscibile il suo inconfondibile stile.
In questo studio è stato di grande aiuto il lavoro di Giovanni Attardi [2].
Questa grande quantità di materiale per essere letta correttamente deve essere ordinata, per quanto possibile, in ordine cronologico.
Varie specifiche ci aiuteranno a tale scopo:
- il valore assegnato ai progetti che varia in "1 FIORINO", "2 FIORINI", "LIRE 500" e "LIRE 10000"
- il diametro, che risulta variabile in cinque differenti misure 24.5, 26.5, 26.7, 29 e 79 mm.
- i metalli utilizzati, che sono l’argento, il bronzo dorato ed il metallo bianco argentato
- la data, che risulta essere quasi sempre presente è il 1957.

Gli incroci dei coni dei dritti e dei rovesci ci confermano che il progetto è partito con certezza nel 1957 e che al momento del conferimento del lavoro ancora non era chiaro quale dovesse essere il nominale della nuova moneta.
Lo confermano i progetti dei “Fiorini” e sopratutto quello da "Lire 10000", a mio parere, non a caso realizzato in bronzo dorato. Ad inizio progetto si pensava genericamente ad una moneta o più monete in metallo prezioso; probabilmente una moneta in oro da 10000 lire, una in argento da 500 lire, o entrambi i tipi.
Il vero motivo di mettere in cantiere una nuova moneta non era legato ad una necessità della circolazione monetaria italiana bensì alla propaganda. Esistevano storicamente tagli di banconote della Banca d’Italia che circolavano con efficacia e soddisfazione nel paese.  
Del resto, la moneta, sin dalla nascita, ha svolto oltre alla funzione di strumento nelle transazioni economiche anche quella di veicolare una serie di messaggi che l’autorità emittente desidera trasmettere. Le monete, oggetti durevoli, passando di mano in mano e raggiungendo anche paesi lontani, portano i loro “messaggi”.
Nel passato non recente, senza giornali né altri mass media, erano proprio le monete, osservate con attenzione da molte persone, il vettore ideale per la diffusione di messaggi politici.
Quindi in questa logica, una nuova moneta coniata in metallo prezioso, per il ministro Medici, avrebbe dato all’Italia una nuova immagine, quella di un paese ormai ripresosi dopo la terribile guerra mondiale, con ritrovata stabilità monetaria e grande sviluppo economico. L’idea di realizzare una moneta in oro, non trovò il necessario consenso politico e si proseguì quindi nel progetto di una moneta d’argento.
Giampaoli iniziò il suo percorso per la nuova moneta partendo dallo stile consueto delle monete già in corso per giungere ad una moneta completamente diversa, che definirei nuova, seppure nella sua classicità.
L'incisore per il dritto, che doveva raffigurare l’Italia, era partito da differenti teste femminili per arrivare infine ad un busto. Nello sviluppo si possono distinguere cinque diversi tipi:
Testa femminile con berretto frigio ornato con spiga e nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
1) Testa femminile con berretto frigio ornato con spiga e nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
Testa femminile con capelli raccolti e nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
2) Testa femminile con capelli raccolti e nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
Busto femminile in stile rinascimentale e nel giro REPVBBLICA ITALIANA con successiva modifica della capigliatura
3) Busto femminile in stile rinascimentale e nel giro REPVBBLICA ITALIANA con successiva modifica della capigliatura
Testa femminile con capelli raccolti a retina e nel giro 19 stemmi delle regioni o delle città italiane
4) Testa femminile con capelli raccolti a retina e nel giro 19 stemmi delle regioni o delle città italiane
Busto dell’Italia in stile rinascimentale con sotto in cartiglio GIAMPAOLI e nel giro 19 stemmi visibili e due seminascosti ai lati del busto
5) Infine il busto dell’Italia in stile rinascimentale con sotto in cartiglio GIAMPAOLI e nel giro 19 stemmi visibili e due seminascosti ai lati del busto.

Quest'ultimo modello, dove Giampaoli per il profilo della donna rinascimentale si era ispirato a sua moglie, Letizia Savonitto, viene selezionato come definitivo per essere poi trasposto, con alcune piccole modifiche, nella moneta di prova.
L’elaborata rappresentazione degli stemmi delle regioni o dei relativi capoluoghi ha subito nei diversi progetti varie modifiche di realizzazione e di sequenza. In questo modello sono raffigurati da sinistra a destra: Genova, Torino, Aosta, Milano, Trento, Venezia, Trieste ed Udine, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, L'Aquila, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro, Sicilia, Cagliari.
stemmi
stemmi
Nel perfezionamento del modello, il Giampaoli lavorò molto sugli stemmi che presentavano inizialmente due differenze sostanziali rispetto a quello finale: era stato scelto erroneamente per Milano il biscione visconteo al posto della croce ed inizialmente l’arma di Trento e Udine era stata dedicata al solo stemma della seconda città.

Più travagliata la scelta del rovescio passata attraverso due figure stanti, fiori ed infine le caravelle.
San Giorgio del Donatello
1) Un San Giorgio del Donatello, nel campo a sinistra la data, 1957 con sopra un giglio; a destra il valore 1 FIORINO.
david
2) Un David con la testa mozzata del gigante Golia (ripreso dal capolavoro di Andrea del Verrocchio), nel campo a sinistra la data, 1957 con sotto un giglio; a destra il valore 2 FIORINI. Tale progetto arrivò alla fase finale con il tipo del David senza il giglio nel campo a sinistra e con a destra il valore L.500.
contadino con aratro e buoi
3) Nella strada della tradizione fu realizzato anche un rovescio con un contadino con aratro e buoi ed in alto REPVBBLICA ITALIANA in due righe; all'esergo il valore L.500 al centro, 1957 a sinistra ed R a destra.

Tre differenti soggetti furono utilizzati per i progetti dei fiori: il garofano, la rosa ed il giglio.
garofano
4) Il garofano fu rappresentato in tre diversi tipi: il primo, con nel campo a sinistra 2 FIORINI ed a destra 1957 con sotto la R della zecca di Roma; il secondo, con nel campo L.500 a sinistra ed a destra 1957 con sotto la R; infine il terzo, in una nuova raffigurazione con le stesse disposizioni nei campi.
giglio di Firenze
5) Il fiore però non rendeva artisticamente e Giampaoli provò con il giglio di Firenze con sopra REPVBBLICA ITALIANA in due giri ed in basso 1957 e VN FIORINO in due giri.
rosa
6) Cambiò infine con una rosa ed il tipo risultò certamente più armonico. Fu prima realizzato a tutto modulo con soltanto L.500 nel campo a sinistra e 1957 a destra, ed infine con L.500 nel campo a sinistra e sotto R ed a destra la data 1957 e sotto nuovamente la R del segno di zecca, nel cerchio REPVBBLICA ITALIANA.
Certamente l’uso delle due R in questo rovescio, tra l'altro accoppiato al dritto, che risultò il definitivo, era un modo per verificare dove tale lettera stesse meglio e lascia trasparire che si era vicini alla versione finale della moneta. A questo punto qualcosa successe, il rovescio floreale probabilmente non riusciva a trasmettere il messaggio che il committente, il Ministero, voleva trasmettere. Bene il dritto di stile rinascimentale, ma il rovescio doveva seguire lo stesso tema, a testimonianza del nuovo rinascimento italiano.

Guido Veroi, altro incisore in forza nella Zecca di Stato, raccontò che si decise a quel punto di estendere l'incarico ad altri incisori, fra i quali lui stesso, che ebbe l'intuizione di collegare l'inizio del rinascimento con la scoperta dell'America e quindi l'idea delle tre caravelle: la "Nina", la "Pinta" e la "Santa Maria". Il risultato del modello, presentato al direttore della zecca, fu un successo e fu subito approvata la produzione dei coni di prova.

Dissento totalmente da queste dichiarazioni per una serie di forti indizi e inconfutabili prove.
modello delle tre caravelle di Cristoforo Colombo
7) Il modello delle tre caravelle di Cristoforo Colombo nasce accoppiato con il penultimo tipo dei progetti del dritto, quello della testa femminile con capelli raccolti a retina e nel giro 19 stemmi delle regioni e delle città italiane. Raffigurava tre caravelle, con le bandierine controvento e sotto il valore LIRE 10.000 in due righe, ancora sotto un giglio; in cerchio REPVBBLICA ITALIANA, in basso R del segno di zecca a sinistra, verso destra, tre lettere: P.G.I.
Le tre caravelle riappaiono nel secondo modello, questa volta tra le onde
Le tre caravelle riappaiono nel secondo modello, questa volta tra le onde. Nel campo in alto R ed a destra 1957, sotto il valore L.500, in cerchio REPVBBLICA ITALIANA accoppiato con il ritratto rinascimentale definitivo del dritto.
Le tre caravelle terzo modello
Infine nel terzo modello, apparso in un’asta pubblica, le stesse caravelle si presentano leggermente modificate, il segno di zecca R è stato spostato in basso e manca la data [3].

L’ultimo modello del dritto, con leggere modifiche nel ricamo della veste del busto femminile e nell’ordine e nella nitidezza degli stemmi, accoppiato con l’ultimo modello di rovescio modificato con l’aggiunta della scritta PROVA, nella nitidezza delle caravelle e nella leggenda divenne la tradizionale coniazione approntata prima dell’emissione ufficiale per la normale circolazione.
In realtà conosciamo un tipo intermedio di “prova”, un esemplare recentemente apparso in due vendite all’asta [4], che si distingue dal definitivo per piccole differenze in particolare dei caratteri della leggenda.

In questo stesso periodo - siamo alla fine del 1957 - si stava concludendo la legislatura ed il ministro, forse anche per fini elettorali, ritenne particolarmente significativo consegnare a tutti i parlamentari che erano giunti a fine del loro mandato questa moneta "prova", che fu coniata tempestivamente in circa mille esemplari.
In realtà, un'indagine della Guardia di Finanza del 2000 non trovò conferma di questa tiratura, tra l’altro non indicata in nessun documento, ma accertò che in realtà la moneta fu battuta in più di 2200 esemplari.
Il dritto dell 500 lire caravelle
Come già detto, il diritto della moneta raffigurava un busto di donna di ispirazione rinascimentale, contornata da 19 stemmi visibili e 2 coperti dal busto, relativi alle regioni italiane o ai loro capoluoghi. Gli stemmi, dopo il modello finale, apparivano nuovamente variati nella sequenza: partendo dal basso a sinistra, Genova, Torino, Aosta, Milano, Trento, Venezia, Trieste ed Udine, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, L'Aquila, Bari, Potenza, Catanzaro, Napoli (questi ultimi quattro risultavano nel modello finale nell’ordine: Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro), Sicilia, Cagliari. Si è ipotizzato in una pubblicazione del settore [5]  che uno dei due stemmi coperti identifichi la regione Molise o la città di Campobasso, cosa altamente improbabile poiché quest’ultima regione fu costituita soltanto nel 1963. La presenza dei due stemmi muti è voluta dall’autore per motivi estetici. In basso, in un cartiglio il cognome dell'autore "Giampaoli".
Il rovescio dell 500 lire caravelle
Al rovescio, la moneta presenta al centro tre caravelle con nel giro REPVBBLICA ITALIANA. In basso, il valore della moneta L.500 con sotto il segno di zecca R mentre sempre in basso, a sinistra, la scritta PROVA.
L'anno di coniazione risulta nel bordo in rilievo, opera di Imerio Gnagni, dove è indicato REPUBBLICA ITALIANA, 1957 e due gruppi di 3 stellette a destra e sinistra della data. Di argento di 835 millesimi, diametro di circa 29,5 millimetri, pesava 11 grammi.

Fu un grande successo e della sua presentazione se ne parlò su tutti i giornali; i giudizi sulla sua bellezza furono unanimi, ma il successo fu offuscato il 10 dicembre dalla polemica innescata da un capitano di Marina, Giusco di Calabria, che segnalò che le bandiere, presenti sugli alberi maestri delle tre caravelle, erano disposte controvento, cioè sventolavano a sinistra. Prima dell'emissione della moneta si approfondì seriamente la questione. Si analizzarono le stampe marinare e le pitture antiche, ma le bandiere risultavano disposte in tutte le direzioni. Fu quindi necessario consultare gli esperti della navigazione a vela per avere un parere scientifico definitivo.
Ma anche i pareri degli esperti furono divergenti ed alcuni dicevano che era possibile avere le bandiere in quella disposizione quando si navigava con il vento a bolina. Questa versione fu confermata anche da una lettera del Genio Navale, pubblicata dal quotidiano "Il Tempo" il 19 dicembre, che dichiarava che si poteva navigare anche controvento con le vele in tutta la loro ampiezza così come figuravano nella prova della moneta.
Si meditò a lungo su questi pareri ed infine, visto che la coniazione della moneta per la circolazione non era ancora iniziata, si decise di capovolgere le bandiere ponendole
quindi nel senso della navigazione di “gran lasco", dando così un aspetto più credibile ed evitando ulteriori polemiche.
500 lire caravelle
Finalmente si arrivò alla moneta definitiva che, rispetto alla precedente prova, nel dritto presentava una maggiore nitidezza degli stemmi con il ritorno alla sequenza del modello finale: Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro e sensibili modifiche nel rovescio, dove le bandiere erano finalmente “a vento”. Variò anche per la presenza, tra le onde, a sinistra della scritta VEROI ad indicare il nome dell'incisore. Muta nel rovescio anche la fattura della leggenda, indubbiamente realizzata da un'altra "mano".
Guido Veroi
A provare che fosse proprio lui, Guido Veroi, l'autore del rovescio della più bella moneta del dopoguerra, questi dichiarò, quale laureato in ingegneria delle costruzioni marittime, che la disposizione delle navi era assolutamente regolare e che quindi non aveva commesso alcun errore nella prima realizzazione delle bandiere; del resto Cristoforo Colombo, navigatore esperto, poteva navigare anche di bolina. Infatti, proprio il giornale di bordo testimoniava che, durante il lungo viaggio, l’esperto navigatore genovese dovette
necessariamente navigare anche di bolina: «Mi fu assai conveniente questo vento contrario, ne fu rincuorata la mia gente che pensava non spirassero in questi mari venti per tornare in Spagna...».

Per tutta una serie di ragioni, ritengo però che Guido Veroi non sia il vero autore del rovescio della 500 lire, che fu ideato e realizzato dallo stesso Pietro Giampaoli, chiaramente con esclusione del conio definitivo a lui commissionato per correggerne le bandiere.

1) Una prima ragione è indubbiamente lo stile, che rientra in quello neoclassico di Giampaoli da contrapporre a quello moderno e personale del Veroi.
A testimonianza di ciò, basta vedere le differenze sostanziali nella leggenda della prova, certamente del Giampaoli, dalla moneta di circolazione realizzata dal Veroi. Questo chiaramente non sminuisce minimamente le capacità artistiche dell'incisore romano ma è proprio il suo inconfondibile stile a negare la paternità di questo rovescio.
500 lire 1961 Unità d'Italia
La nota medaglista Velia Johnson disse, a mio parere, molto giustamente  del Veroi: ”Ha un posto di primo piano nella storia della moneta e della medaglia moderna: l’unità dello stile, la forza di un modellatore nervoso, gli effetti secchi del cesello, l’eleganza impeccabile della composizione, un gusto personalissimo e raffinato, sono le sue più importanti caratteristiche”. Nella successiva moneta da 500 lire, da lui realizzata per commemorare il cinquantenario dell’unità d’Italia, si vede un’Italia su una quadriga senza sfoggi militari che si protendeva in avanti, offrendo un ramoscello d’ulivo. Una realizzazione bellissima, ma distante anni luce dalle caravelle di Giampaoli.
2) Normalmente in una moneta italiana, quando è realizzata da più autori, questi vengono tutti indicati, cosa che non è accaduta nella moneta “prova”, dove compare esclusivamente il nome di Giampaoli; quello di Veroi, nascosto tra le onde, è presente soltanto nella moneta definitiva.
3) Non corrispondono a verità le dichiarazioni del Veroi circa il modello del rovescio: riferì che questo fu da lui approntato e presentato al direttore della zecca, che ne fu entusiasta e che lo approvò, predisponendo subito la produzione dei coni di prova. Come abbiamo già visto, prima
della versione prova, erano stati già predisposti altri due modelli con le tre caravelle con le bandierine controvento, uno per il tipo da lire 10.000, senza le onde del mare, accoppiato con il penultimo modello del dritto, ed uno da lire 500, con data e segno di zecca nel campo in alto e diversa leggenda nel cerchio.
4) Sempre nel modello della lire 10.000, nel rovescio, nella leggenda nel giro, in basso è indicato oltre al piccolo segno di zecca R, la minuscola sigla P.G.I. che altro non significa che Pietro Giampaoli Incisore. Una prova di per sé definitiva.
5) Come se tutto questo non bastasse, è stata reperita una medaglia, fino ad oggi inedita, che ulteriormente comprova che l’idea ed il progetto del rovescio delle tre caravelle sia in realtà di Pietro Giampaoli.
medaglia realizzata dal grande incisore per commemorare la Regina Elisabetta II, probabilmente in occasione della sua visita al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York
Si tratta di una piccola, bellissima medaglia realizzata dal grande incisore per commemorare la Regina Elisabetta II, probabilmente in occasione della sua visita al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York. Anche in questo caso siamo nel 1957.
La medaglia, battuta su un piccolo tondello in acmonital, una lega di ferro, cromo e nichel, presenta al dritto il busto coronato della Regina Elisabetta a sinistra, con una leggenda in doppio cerchio: MEMENTO DOMINE ET OSTENDE TE NOBIS IN TEMPORE TRIBVLATIONIS ET DA MIHI FIDVCIAM IN BRACHIO TVO O REX REGVM ET DOMINE; sotto il collo I. PAVLVS e FORO JVLIENSIS.
Al rovescio, una caravella navigante tra le onde verso destra in un cielo stellato con le vele spiegate e la bandiera sul pennone centrale controvento, in basso la data 1957 (peso di g. 6,32 e diametro di mm. 26,70, FDC, unico esemplare conosciuto).
Molto belli i versi citati nella leggenda latina del dritto che così risultano tradotti in italiano: "Ricordati, o Signore, e mostrati a noi nel tempo del dolore, e dammi fiducia nel tuo braccio, o Re dei Re e Signore". Sotto il busto, il nome dell’incisore mutato in latino e la sua regione di nascita nel nome antico della provincia romana FORO JVLIENSIS, attuale Friuli. Ma l’eccezionalità di questa medaglia sta soprattutto nel rovescio, dove il grande incisore continua in realtà il suo progetto della moneta da 500 lire. Vi è presente infatti la caravella centrale della moneta “prova”, realizzata nelle stesse forme e proporzioni.
Certissimo è l'autore di questa medaglia e con l'analisi di questa è impossibile non attribuire a Pietro Giampaoli l’intera idea e la prima rappresentazione della 500 lire "Caravelle".
L’affascinante vicenda legata alle bandiere ebbe comunque il merito di attirare l’attenzione del grande pubblico sulla moneta considerata ancora oggi la più bella tra quelle emesse dalla Repubblica Italiana, ma ha distolto la riflessione su chi ne fosse il vero autore.
La moneta è tutta opera di Pietro Giampaoli, mentre Guido Veroi non poteva definirsi autore, ma soltanto il mero incisore ed esecutore del rovescio definitivo di un progetto e di un modello non suo, che ha firmato per una serie di circostanze, ancora tutte da appurare.

Umberto Moruzzi

I modelli
Mod. 1 – Lire 500
D: Testa femminile volta a sinistra, con berretto frigio ornato da spiga di grano, nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
R: Un David con la testa mozzata del gigante Golia (ripreso dal capolavoro di Andrea del Verrocchio), nel campo a sinistra la data, 1957; a destra il valore, L.500.
Materiale: AR; diametro: 29 mm.; peso: 11g.
Zecca di Roma
Riferimenti: AMM, 1062; Attardi, Pg10; Varesi, 45P; Lamoneta.it, W-ITLP/45
Mod. 2 – 2 FIORINI
D: Testa femminile volta a sinistra con capelli raccolti e nel giro: REPVBBLICA ITALIANA
R: Un garofano con nel campo a sinistra 2 / FIORINI, a destra 1957 / R
Materiale: AE dorato; diametro: 26,5 mm.  
Zecca di Roma
Riferimenti: AMM, 1054; Attardi, Pg2; Varesi, 38P

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